La storia del Prosciutto di San Daniele: i nostri ultimi 40 anni|Part 5

Parlare di un prodotto così unico significa anche scoprirne la storia che l’ha plasmato

Prodotto
Storia del Prosciutto di San Daniele

Alla fine ci siamo arrivati, l’ultima puntata del racconto della storia del Prosciutto di San Daniele Dop è giunta. Abbiamo passato in rassegna una storia di oltre 2500 anni. D’altronde, si sa, le cose buone vengono spesso da molto lontano. Il nostro gioiello ne è fedele testimonianza. Nelle scorse puntate vi abbiamo parlato di come, da alimento povero, il nostro prosciutto sia diventato con gli anni una eccellenza assoluta. Fino a che lo Stato Italiano e la Comunità Europea, negli anni Settanta, ne riconoscono l’assoluto valore.

E gli anni Ottanta?

Dovete sapere che fino al 1983 la produzione del San Daniele era limitata al periodo invernale. Non si potevano trattare carni in un periodo che non fosse quello del freddo, da novembre a marzo. Ma nel 1984 le cose cambiano: viene infatti approvata la legge che consente di produrre il San Daniele in tutto l’arco dell’anno. Questo avvenimento segna un ulteriore punto di svolta nella storia del prosciutto. E, altra pietra miliare nella costruzione dell’immaginario del San Daniele, sarà il 1985.

In questo anno infatti si svolge la prima edizione di “Aria di festa”, la famosa celebrazione del prosciutto che raccoglie il testimone delle tradizionali feste estive. Nata in collaborazione con la ProSanDaniele, costruisce il suo successo grazie a una grande attenzione alla comunicazione, tanto in termini di interpretazione del prodotto quanto per il focus dato al territorio.

Gli anni Novanta

Gli anni Novanta si aprono con un nuovo importante atto che tutela ulteriormente il San Daniele Dop. Con la nuova legge n.30 del 14 Febbraio 1990, viene confermata l’apposizione del sigillo o del timbro a fuoco che attesta la data di inizio lavorazione e si ribadisce che le fasi di preparazione, salatura e stagionatura devono avvenire nella zona.

È vietato l’uso improprio del nome di San Daniele e solo dopo la marchiatura è possibile commercializzare la coscia. La riconoscibilità del marchio è ormai sotto gli occhi di tutti. E proprio per questo si cerca con ogni mezzo di proteggerlo e tutelarlo dalle contraffazioni.

L’attenzione che le istituzioni, negli ultimi 30 anni, danno ai prodotti che rappresentano un territorio (e una cultura) si è via via rafforzata. Prova ne sia un ulteriore atto. Il 12 giugno 1996, con regolamento n. 1107/96, la Denominazione di Origine Protetta (DOP) “Prosciutto di San Daniele” è stata registrata ai sensi della nuova disciplina comunitaria nell’ambito del primo elenco a tal fine approvato dalla Commissione Europea. Sono gli anni nei quali l’aumento delle esportazioni è esponenziale. Non a caso, proprio nel 1996, iniziano le spedizioni verso gli USA.

Gli anni Duemila

Negli ultimi 20 anni, il San Daniele Dop ha ormai raggiunto un pieno riconoscimento internazionale. E accordi commerciali come il Ceta, con il Canada, sono un altro grande passo, che rappresenta esattamente quanto sia tenuto in considerazione il nostro prodotto. Però, come si dice, tanti sono gli onori, quanti gli oneri. E proprio per questo il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha deciso, nel 2019, di fare un nuovo passo avanti verso il consumatore. Viene infatti introdotto il sistema di tracciabilità univoca di ciascuna vaschetta di Prosciutto di San Daniele pre-affettato. In poche parole: la carta d’identità di quel che state mangiando.

I passi da fare sono ancora molti. Però la storia di questa primizia parla quasi da sé. Ci sarà ancora molto da scrivere su quello che accadrà nei prossimi anni e decenni. E noi saremo qui a farlo. D’altronde, il San Daniele Dop si merita questo e molto altro.

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13 aprile 2020

Storia del Prosciutto di San Daniele

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