Un “Elogio del Prosciutto” alla ricerca del rapporto letterario tra San Daniele e teatro inglese

Masolino D’Amico ci propone una personalissima indagine che vede protagonisti, insieme al prosciutto, Shakespeare e il suo Amleto

Persone
hamlet

Non è un caso che proprio oggi, 23 Aprile 2016, scegliamo di elogiare il prosciutto di San Daniele godendo non solo del suo sapore ma anche delle parole a esso dedicate dal mondo letterario.

shakespeareOggi è la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, un evento nato per promuovere la lettura e ricordare scrittori che hanno trasformato semplici elementi e situazioni della vita quotidiana in capolavori letterari riconosciuti in tutto il mondo. Nel giorno in cui si celebrano il compleanno e il quarto centenario dalla morte di Shakespeare, vogliamo richiamare le sue opere associandole al prosciutto di San Daniele con un elogio firmato Masolino D’Amico.

Scrittore e critico teatrale e letterario, D’Amico dedica al prosciutto di San Daniele una sua interpretazione dell’Hamlet di Shakespeare e del teatro inglese trovando tra i due elementi una curiosa affinità che risale fin dai tempi antichi.

IL PROSCIUTTO NEL TEATRO INGLESE

Prima di dare inizio alla descrizione di un mio personalissimo percorso di ricerca, devo rivolgere un omaggio a un vecchio avvocato di Bologna, amico di mio padre, che era davvero un grande buongustaio e ci teneva a mangiare bene.
Per questo motivo, quando entrava in un ristorante a lui sconosciuto, la prima cosa che chiedeva erano due fette di prosciutto. Lo assaggiava e se non lo considerava all’altezza chiedeva il conto. A dimostrare che il prosciutto è il biglietto da visita di un ristorante, principio che mi piace condividere proprio qui a San Daniele e alla vostra presenza.

Detto questo vi confesso che il mio sogno era quello di riuscire a rintracciare un rapporto letterario tra il prosciutto e Shakespeare, ovvero il teatro inglese. Non ci sono riuscito, ma vi racconto tutto quello che ho fatto per provarci.
Per cominciare ovviamente ho preso come spunto la parola, ma sarebbe meglio dire le parole, che l’inglese usa per definire il termine prosciutto. Ce ne sono infatti due: Ham, utilizzata per indicare il prosciutto crudo e Gammon, o Jambon, per individuare lessicalmente quello cotto.
Nulla di strano: nella società inglese i normanni francesi si sono imposti sui sassoni e la lingua è diventata una sovrapposizione di francese e di sassone, di latino e di germanico per cui spesso possiamo riscontrare che vi sono due vocaboli che usati distintamente distinguono in maniera precisa parole che altrimenti parrebbero assimilabili in un solo significato. Ad esempio se il vitello è vivo è chiamato calf, se è cotto è veal. Alla stessa stregua il bue che pascola nel prato è ox, mentre quello cotto diventa beef; così si chiama pork il suino a tavola, ma se è sul campo prende il nome di hog o pig.
In un caso abbiamo la parola ad uso dei padroni, nell’altro quella dei servi.

Ham invece è una parola germanica che significa proprio gambuccio e identifica il retro della coscia dell’animale, che anche quando viene salato continua a chiamarsi ham. E fin qui ciò che concerne l’aspetto linguistico e lessicale. Ma veniamo alla letteratura: nell’opera di Shakespeare dove incontriamo la parola ham?
Spesso viene usata nel senso di gamba umana e non di prosciutto. Ad esempio i vecchi sono deboli negli hams (nel retro della gamba). Shakespeare però ci sorprende se affiniamo la ricerca, perché troviamo la nostra parola inglobata in un nome: HamLet, il protagonista del dramma più famoso di Shakespeare. Nome non nuovo nella letteratura teatrale inglese, dato che compare anche in una farsa tardo elisabettiana in cui un personaggio secondario si chiama Hamlet, e proprio nel senso di prosciuttino, nel bel mezzo di altri personaggi che si chiamano Bacon, piuttosto che Cheese. Diciamo quindi che nel nome di Hamlet il senso di prosciutto c’è, eccome; dobbiamo però chiederci: da dove proviene l’Hamlet di Shakespeare?LdA

E qui è necessario addentrarci all’interno della biografia dell’autore inglese: Shakespeare aveva un figlio che aveva chiamato Hamnet, antico nome inglese, che deriva sempre dal vocabolo ham, ma nel suo significato originario di prato recintato (Nottingham, Birmingham), poi traslato in “piccolo villaggio”. Hamlet però non è solo un sostantivo, ma anche un nome proprio di persona, e una sua variazione era Hamnet, molto diffuso nei tempi elisabettiani.
Il figlio di Shakespeare, morto all’età di undici anni, ovvero cinque anni prima dell'”Amleto”, si chiamava proprio Hamnet e forse nel titolo dato al suo testo teatrale, c’era nell’autore la volontà di ricordare il figlio.
Del resto Hamnet aveva una gemella che si chiamava Judith e non bisogna escludere che per lei Shakespeare abbia scritto “Romeo e Giulietta” e per il figlio l'”Amleto”.

Del resto però c’è un’altra teoria che lega i nomi dei figli ad una coppia di amici degli Shakespeare, marito e moglie, che si chiamavano proprio così: lui Hamnet, lei Judith. Il nome Amleto, per altro, ovvero Amloδi (Amlodi) è un antico termine danese che sta a indicare una sorta di finto pazzo e quando viene portato in Inghilterra viene anglicizzato in Hamlet, Ma c’è già una tragedia molto precedente a Shakespeare, una sorta di “Ur-Hamlet” scritta da Thomas Kyd e che probabilmente Shakespeare ha rivisitato e riscritto. Da tutto ciò si evince quindi che il prosciutto con Shakespeare non c’entra proprio per nulla. E voi adesso penserete che altro non abbia da dirvi.
Invece il prosciutto nel teatro inglese continua ad esistere, almeno in due situazioni molto significative.

La prima riguarda Hamm, seppur scritto con doppia emme, che è uno dei personaggi più emblematici del teatro inglese moderno. In ‘Finale di Partita’ di Beckett, uno dei due clown è appunto Hamm, ovvero il personaggio paralizzato non solo nei movimenti e nella vista, ma anche nelle sue volontà, in evidente e chiara sintonia allusiva all’ormai popolare indecisione di Amleto.
L’altra accezione fondamentale è tuttora diffusissima e riguarda un termine assai in uso nel mondo teatrale inglese. Mi riferisco alla definizione di ham actor, con cui si identifica il gigione, l’attore eccessivo, compiaciuto di sé, plateale. Significato non casuale se consideriamo che il prosciutto, anche in inglese, è spesso associato a una certa goffaggine o incapacità, tant’è vero che ham fisted significa proprio “essere goffo, maldestro”.
Non a caso il termine ham actor nasce alla fine dell’800 in America, quando andavano molto di moda i Minstrel Show, in cui gli attori bianchi si truccavano da neri, perché i neri non si potevano esibire.
Usavano degli oli per applicare poi sulla faccia e sulle mani la fuliggine. Gli attori più poveri però usavano il grasso del prosciutto e puzzavano parecchio; di conseguenza il termine ham actor individuava i poveracci, gli attori più scalcinati e improvvisati.
Ecco allora come la parola ham e il suo riferimento al nobile suino, malgrado Shakespeare e Amleto c’entrino poco, sia rimasta nel teatro inglese moderno.

23 Aprile 2016