Il prosciutto di San Daniele è il biglietto da visita del Friuli

C’è spazio anche per il San Daniele nei ricordi di uno dei più grandi campioni del nostro calcio: Franco Causio, campione del mondo di Spagna 82 con l’Italia del friulano Enzo Bearzot

Persone
TOP-img

Il “barone” Franco Causio, che vive in Friuli ormai da molti anni, ci racconta del suo arrivo all’Udinese, dopo i sei scudetti con la Juventus, e altri gustosi pezzi di vita di un campione che ha incantato gli appassionati di calcio con i suoi dribbling e le sue discese sulla fascia. Una storia e una carriera culminate con la vittoria nella finale mondiale contro la Germania e con la famosa partita a carte, sull’aereo che tornava in Italia, con il presidente Pertini, Enzo Bearzot, Dino Zoff e la Coppa del Mondo sul tavolo.

Signor Causio, quanto le è costato e quanto le ha dato scrivere “Vincere è l’unica cosa che conta”, la sua autobiografia?
955978882005HIG_2_227X349_exactHo voluto raccontare la mia vita e la mia storia sportiva in un libro soprattutto per lasciare un messaggio ai giovani, e in particolare ai giovani meridionali, come lo ero io all’inizio della mia carriera. Ai ragazzi che oggi stanno iniziando una professione, non necessariamente calcistica, voglio dire che il segreto per trovare un proprio spazio e una realizzazione personale è semplicemente “umiltà, sudore e lavoro”. Scrivere questa autobiografia è stata un’esperienza piacevole, in particolare per l’aiuto del mio amico Italo Cucci, uno dei più bravi giornalisti sportivi italiani, che mi è stato vicino nel raccogliere i miei ricordi e nel trasformarli in un racconto.

Abbiamo letto nel libro del suo forte legame con la famiglia. Che genitori ha avuto signor Causio?
Papà Oronzo mi ha sempre seguito e mi è stato vicino, senza fare niente, lasciando che fossero l’esperienza e le persone che mi seguivano a farmi crescere. Ricordo quando da ragazzo ero in una società abruzzese e gli chiesi dei consigli. Lui mi disse: “Hai un bravo maestro, ascoltalo, segui quello che ti dice, lui sa come fare.” Parlava di Attilio Adamo, l’allenatore che mi scoprì e mi portò nella sua società, la Juventina, con la quale coltivava il talento dei giovani. Uno come me non avrebbe potuto avvicinarsi al calcio se non ci fossero state persone come Adamo, che investivano nei ragazzi più promettenti facendosi carico dei costi con la speranza di recuperarli quando qualche club importante li avrebbe notati. I miei genitori non si sarebbero potuti permettere di sostenere quelle spese e avrei dovuto rinunciare alla mia passione.

Che ricordi ha dei sapori della sua infanzia?
Ricordo soprattutto la pasta fatta in casa di mia madre, le orecchiette che adoravo. O il polpettone, davvero buonissimo.

Lei ha deciso di vivere a Udine, in una terra dove siamo orgogliosi della nostra tradizione agroalimentare. Quanto hanno contribuito i nostri sapori alla sua scelta?
Guardi quando sono arrivato a Udine, ormai sono passati più di trent’anni, il mio amico Giacomo Tacchini mi aiutò a capire quanto questa terra fosse adatta a sostituire la riservatezza e l’operosità torinesi. E in particolare ricordo che per farmela amare mi portava a pranzo a San Daniele ad assaggiare il vostro celebre prosciutto. Andavamo direttamente in un prosciuttificio dove veniva servito agli ospiti. Era un po’ un modo per farmi capire che lasciare la Juventus non era poi la cosa peggiore che mi potesse capitare. A Udine c’era una squadra che voleva diventare importante e la qualità della vita non aveva nulla da invidiare al Piemonte. I vostri famosi vini invece non li posso apprezzare dato che non bevo, al massimo mi bagno la bocca per fare onore alla compagnia.

2 Settembre 2016