Paolo Maurensig: “Preferisco una cucina semplice, schietta…”

Chiaccherata con lo scrittore goriziano alla scoperta del suo ultimo libro, della passione per gli scacchi e per la buona tavola

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Maurensig scacchi

Il bianco e il nero della scacchiera: ordine perfetto e immutabile ma con suggestioni d’instabilità tali da ispirare non pochi artisti a riprodurne l’ipnotica metafisica. Quante cose in una scacchiera, universo di mondi creatore di altri universi: di senso, di luogo, di storie. Nell’opera di Paolo Maurensig la scacchiera, quella che dipana le argute strategie degli scacchi, è fonte d’inesauribile ispirazione. Gli alternati colori delle sessantaquattro case e i trentadue pezzi schierati, svelano le variabili infinite della storia degli uomini, delle loro pene, paure, ossessioni, desideri e amori.
teoria-ombreA 22 anni da La variante di Lüneburg, il romanzo che portò Maurensig alla fama internazionale, ancora oggi in cima alle classifiche di lettura e alla mitologia dei lettori di ogni età, lo scrittore goriziano ha dato alle stampe un nuovo romanzo: Teoria delle ombre. Sulle rive dell’Atlantico, a Estoril in Portogallo, gli ultimi sette giorni di vita di Alexandr Alexandrovic Alechin, campione di mondo di scacchi, sono narrati partendo dal suo drammatico epilogo: le instabilità dell’esistente si scontrano, in un’oscura vicenda, sulla scacchiera della vita di un singolo e della Storia.

Maurensig, a scorrere la sua produzione, dal 1993 a oggi le righe della lista sono tantissime…
In realtà sì. Ma fra questi libri ci sono anche opere che scrissi prima della pubblicazione della Variante. In ogni caso, direi che un libro ogni anno o al massimo ogni due anni, è una media abbastanza accettabile.

Una così intensa produzione avrà bisogno di tanta ispirazione: da dove la trae?
Mah, l’ispirazione nasce dalle passioni che ognuno di noi coltiva. Le mie nascono dalla musica, dagli scacchi, dall’arte. Ma soprattutto dalla passione più forte che mi caratterizza.

Ce la svela?
Naturalmente è quella per la scrittura: ho iniziato sui banchi di scuola e ancora non riesco a smettere. È qualcosa che non mi abbandona che per pochi momenti, forse solo dopo la pubblicazione di un libro: ma sono periodi molto brevi. Per il resto la scrittura è una compagna quotidiana.

Dalla Variante Lüneburg alla Teoria: gli scacchi sono ancora presenti e protagonisti. Che cosa lega questi due romanzi?
Effettivamente l’ultimo romanzo si rifà al primo. La Teoria delle ombre riprende un tema già sviluppato dalla Variante che aveva bisogno di essere portato a compimento.

Il tema è quello degli scacchi quindi?
Certo: gli scacchi furono utilizzati dai nazisti come arma antisemita. E fra i protagonisti della propaganda antisemita ci fu proprio Alexandr Alechin, il protagonista del romanzo, considerato uno dei più grandi giocatori di sempre, autore di articoli sul tema e amico di alti gerarchi nazisti pur non avendo esplicitato simpatie per il nazismo. I gerarchi con cui si relazionava erano anch’essi giocatori di scacchi: come Hans Frank giustiziato a Norimberga per il suo ruolo nell’Olocausto. Alechin visse poi questa amicizia come un peso dal quale fu impossibile liberarsi.

Tutto parte da Estoril, in Portogallo, dove Alechin viene trovato morto in una stanza d’albergo. E lì inizia una partita a scacchi con la Storia che non riveleremo. Anche la sua passione per la scrittura è una partita a scacchi con la letteratura?
Come succede in tutte le partite ci sono parabole ascendenti e discendenti. Questo ultimo libro è un’impennata che mi ha dato grandi soddisfazioni. Confermate dai complimenti che mi sono arrivati da critici e recensori.

Si dice in giro che Paolo Maurensig sia un grande giocatore di scacchi, conferma?
A dire il vero ho ricominciato a giocare scrivendo l’Arcangelo degli scacchi nel 2013 dopo oltre trent’anni che non praticavo. Da giovane effettivamente ho dedicato molto tempo agli scacchi raggiungendo una posizione intermedia nella classifica ma antecedente al ruolo di maestro. Poi la passione per gli scacchi era stata sostituita da quella per la musica, anch’essa poi ridimensionata. Sì, le mie passioni durano un tempo limitato, dieci o dodici anni. A parte quella per la scrittura che resta costante.

Torniamo per un momento alla Variante: come si spiega che dopo così tanto tempo il suo fascino resti immutato?
Sono i misteri della letteratura. Probabilmente tocca delle corde interiori molto profonde. Oggi si scrivono così tanti libri grazie ad un’esecuzione facilitata: la tastiera di un computer, grazie a certi siti ci si può pubblicare da soli il proprio libro… Un tempo, ma se ci pensiamo è solo ieri, c’era l’Olivetti. Per cui, forse, La variante di Lüneburg si distingue perché dentro è possibile trovarci il mistero, una storia che poi si incrocia con la Storia, il problema insoluto del nazismo. Definiamole cose vecchie eppure terribilmente attuali.

E tutto questo si riattualizza nella Teoria delle ombre?
La scrittura, l’ambientazione, una piattaforma narrativa che sa di giallo, c’è la morte e l’indagine. E poi questo luogo denso di fascino che sa di fine di mondo, l’albergo di Estoril, l’oceano, la solitudine: insomma un’atmosfera che avvolge e porta direttamente al cuore del romanzo.

Accanto al Maurensig scrittore c’è anche il Maurensig uomo: qual è il suo rapporto con il cibo?
Metto subito le mani avanti dichiarando che non sono portato per stare dietro ai fornelli. Mi piace una buona cucina ma la preferisco semplice, schietta, capace di valorizzare quei piatti tipici che sono l’orgoglio delle nostre regioni. A qualcosa di elaborato, preferisco una buona carbonara, su questo non c’è dubbio.

Lei non cucina mai?
Poche cose: mia moglie si è presa l’incarico e devo dire con soddisfazione che glielo lascio volentieri. D’altra parte, per quanto mi riguarda, sono però in grado di proporre qualche ricetta che mi viene particolarmente bene, come il manzo alla Stroganoff.

Che ruolo gioca la carne nella sua dieta?
Non dico di essere vegetariano ma se posso la evito. A questo proposito le faccio una confessione: se proprio dovessi diventare vegetariano la cosa che mi mancherebbe di più sarebbe il prosciutto crudo, e non lo dico per piaggeria. Sì, dovrei proprio fare uno sforzo per eliminarlo.

Allora un posto per il prosciutto di San Daniele c’è sulla sua tavola?
Certo, e non lo voglio abbinato a nulla se non a un pezzo di pane. Anche un po’ in linea con quell’idea di cucina semplice e rurale che mi piace da sempre. Una fetta di prosciutto crudo, magari tagliata al coltello, e un pezzo di pane fresco. E vicino ci metto un bicchiere di pinot nero, che trovo perfetto come abbinamento.