“Nella vita ci sono momenti amari, ma ce ne sono anche tanti dolci, come una fetta di prosciutto di San Daniele”

Leonardo Manera interpreta il San Daniele nella sua speciale performance inclusa nella raccolta "L'Elogio del prosciutto". Un momento di cabaret, garbato, divertente e surreale

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Comico dall’età di diciassette anni, ma anche attore e conduttore televisivo, Leonardo Manera è tra i protagonisti de “L’Elogio del prosciutto”, il volume nato dalla collaborazione tra il Consorzio del Prosciutto di San Daniele e Paolo Patui, il direttore artistico di LeggerMente. Nelle sue irresistibili gag Manera usa la comicità come forma di comunicazione, portando se stesso sul palco per comunicare con il pubblico, in modo da farsi conoscere e riuscire, in questo modo, a conoscere gli altri. Nella sua carriera ha interpretato un sacco di personaggi – l’ultimo dei quali è “l’imprenditore veneto” – seguendo appunto i suoi cambiamenti come persona. Perché, come afferma lui stesso, senza un cambiamento o una crescita anche il lavoro più bello rischia di diventare monotono. Manera ha legato la sua fama a una delle più felici stagioni di Zelig; per la televisione ha partecipato anche a Quelli che il calcio e Colorado. Nel 2009 è stato il conduttore del varietà televisivo Grazie al cielo sei qui, in onda su La7. Per Radio 2 ha condotto con Giovanna Zucconi Sumo, programma di approfondimento e intrattenimento sui temi di attualità e cultura.

AH,
PROSCIUTTO!

Ho cercato di capire cosa c’entra la mia vita col prosciutto.
Io sono nato nel 1967. Il 20 aprile. 20 aprile.
Lo stesso giorno di Hitler e D’Alema. Quando l’ho saputo, un po’ mi sono spaventato.
Però ormai ho 47 anni e ho pensato quante volte il prosciutto è entrato a far parte della mia vita.
I primi ricordi sono di quando ero bambino, al pranzo del sabato, a casa nostra, nel nostro appartamento.
Mia madre andava a fare la spesa al mercato e poi, siccome dal mercato tornava all’una e non aveva tempo per cucinare, ci dava il prosciutto con le patatine.
Era un modo diverso di mangiare dal solito.
Gli altri giorni mia madre stava sempre sui fornelli, preparava tutto dall’inizio. Faceva la maionese fatta in casa, la salsa rosa fatta in casa, la salsa tonnata fatta in casa, andando personalmente a pescare il tonno.
Se avesse potuto avrebbe fatto in casa anche il prosciutto.
Per un periodo ci ha provato, poi ha visto che era complicato allevare i maiali in cucina. Però quello del sabato per noi era un pranzo diverso, prosciutto crudo e patatine.
Tutto con le mani. E per noi era una specie di festa.
Si lasciavano le posate da parte e ci sentivamo più liberi, una specie di vacanza. Invece del sabato del villaggio, il sabato del prosciutto.
Poi l’adolescenza. La prima volta che sono andato a prendere una ragazza con la mia macchina, appena presa la patente. Come macchina avevo una 127 rustica.
Macchina strana, col volante in finto cuoio, i sedili in finta pelle, il motore in finto motore.
Siamo andati in pizzeria. Non ricordo la pizza che ho preso io. Ricordo che lei ha preso una pizza al prosciutto. E in quel momento li avevo davanti. Lei e la pizza al prosciutto. E la desideravo tantissimo. La pizza al prosciutto. Perché io per risparmiare avevo preso la margherita.
Quando l’ho riaccompagnata a casa, non ci siamo baciati. Lei mi disse: “Se vuoi baciarmi prima devi cambiare macchina”. La settimana dopo sono tornato con una FIAT DUNA, ma lei non mi ha baciato lo stesso.
Io sono andato via da solo.
A mangiare una pizza al prosciutto.
Io non ho avuto tante donne in vita mia.
Alcune volte che ci ho provato non mi è andata bene.
Una volta in discoteca mi sono avvicinato a una ragazza in minigonna che stava ballando, le ho detto: “Ciao”, lei mi ha risposto: “No”. Rapida e indolore.
Però un ricordo bello ce l’ho.
I primi tempi in cui stavo con la mia paramoglie.
Perché non siamo sposati, ma è quasi come se lo fossimo. Come le farmacie con le parafarmacie. Sono simili.
Io e lei uscivamo, a volte lei mi accompagnava a fare una serata, poi tornavamo tardi, anche alle tre, e prima di andare a letto ci mettevamo sul divano, fingendo di guardare un po’ di tv, invece facevamo l’amore.
Poi ci veniva sempre un po’ di fame.
Nel frigorifero non c’era quasi mai niente, ma un po’ di prosciutto non mancava mai.
Allora lo prendevamo, lo mettevamo in mezzo a un panino, e lo mangiavamo e in quel momento io mi sentivo l’uomo più felice del mondo.
Mi sembrava di avere tutto, e probabilmente era vero.
Poi lei mi guardava profondamente, intensamente, e mi diceva: ”Facciamolo ancora”, allora io la guardavo e le dicevo: “Va bene. Dove sono i panini?”
Ripensandoci, in tanti momenti della mia vita c’è stato un po’ di prosciutto ed è per questo che ogni volta che lo vedo sento un po’ di nostalgia, ed è per questo che da oggi in avanti ho deciso di portarne sempre una fetta con me per ricordare che nella vita ci sono momenti amari, ma ce ne sono anche tanti dolci, come una fetta di prosciutto di San Daniele.

Ah, prosciutto, ah, prosciutto, ah prosciutto
Quante volte hai lambito la mia vita
Qualche volta accompagnato
Da un grissino, da un fico, da un panino
Ma qualche volta …solo
Io e te soli
Davanti al frigidaire
Tu che mi sfidavi
E io che resistevo, mi acquattavo, ti lambivo
E poi cedevo
Facendoti mio
Ma facendoti mio
Tu mi facevi tuo
Obbligandomi
Alla sosta quotidiana
Da Rolando, il salumiere
“un etto e mezzo di prosciutto”
“Sono sette etti, cosa faccio, lascio?”
“Lasci, anzi, raddoppi, me ne dia un chilo e quattro”
che io consumavo come un ladro
di nascosto da parenti, da amici e conoscenti.
Ma quello dolce, il San Daniele, era l’unico piacere
In un mondo troppo duro, in un mondo troppo crudo.
San Daniele, io ti mangio ma ti invidio.
Sì, ti invidio
Perché resti sempre uguale,
non corrompi la tua carne,
non cedi alle lusinghe
tu mantieni il tuo sapore
tu rimani sempre uguale
Tu, Dorian Gray dei salumi!
Io ti invidio, sì, ti invidio!
In un mondo ormai corrotto
Senza più nessun valore
come esempio per mio figlio
non c’è padre, non c’è madre,
come esempio per mio figlio
resta solo il San Daniele.