Mario Dondero. Il mondo in bianco e nero

"Il colore distrae. Fotografare una guerra a colori mi pare immorale."

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È questa, in una frase, la visione di Mario Dondero, uno degli autori più originali del fotogiornalismo italiano. Classe 1928, da sempre un precursore, Dondero ha lasciato un segno profondo nella fotografia di documentazione, ma non solo. Definito l’”intellettuale dellsalatura’immagine”, Dondero si è sempre distinto per uno stile originale ed eclettico, chiaramente identificabile. Indimenticabili i suoi reportage sociali e di impegno civile, dalle torture in Algeria alle indagini del tribunale Russell a Stoccolma, fino all’Afghanistan di Emergency. Il tutto, rigorosamente e sempre, in bianco e nero.

E in bianco e nero sono anche gli scatti realizzati da Dondero a San Daniele, raccolti, insieme a quelli di Marco Signorini, nel volume curato da Antonio Giusa “San Daniele del Friuli. Natura, gente, città, prosciutto”. Una ricerca, quella di Dondero, che spazia dai paesaggi alle persone e ai luoghi del prosciutto, che Dondero racconta con ritratti intensi e reali. La macchina fotografica registra ogni particolare in modo meticoloso, ma soprattutto tenta di sintonizzarsi con i luoghi e le persone, facendoli divenire così compagni di stagionaturaun frammento della vita del fotografo, vissuto con empatia e trasporto. Il coinvolgimento si percepisce in ogni scatto, che rende conto di una realtà viva e pulsante. I luoghi non vengono indagati per la loro bellezza, ma per quanto significano in relazione alle persone che li abitano.

Quella di Dondero non è semplice fotografia, ma una vera e propria ispezione delle anime, che con i suoi ritratti scruta ed esplora le profondità dell’essere umano.