Che storia questa polenta!

Il piatto contadino per eccellenza è il compagno di viaggio ideale per un’autentica esperienza enogastronomica in Friuli Venezia Giulia

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Immaginare una tavolata imbandita di specialità friulane orfana del classico tagliere di polenta, è come pensare ad un parco di divertimenti privo della ruota panoramica. Non sarà l’attrazione di ultima generazione, quella più emozionante, quella che alla fine ti fa ritrovare con il cuore in gola, ma che gusto ci sarebbe senza? Perché l’alimento povero per eccellenza, quello che era il sostentamento della dura vita contadina, è il compagno discreto di molti abbinamenti che hanno fatto la storia della cucina locale.

La sua diffusione, come per tante altre eccellenze italiane, si deve all’introduzione di nuovi prodotti arrivati con la scoperta dell’America. In questo caso è stato il mais o granoturco a fare la differenza, coltura che poi ha letteralmente spopolato nella regione e che si trovava in vendita nei mercati friulani già a inizio del 1600. Diversi i tipi di polenta che vi si possono preparare, variandone il colore (dal bianco al rosso) e la consistenza, a seconda della tipologia di mais utilizzata.

Tra le tante friulane ne segnaliamo una davvero caratteristica, attualmente in commercio: quella che prende il nome di Blave di Mortean. La parola friulana blave indicava inizialmente tutte le granaglie, ma con il tempo è diventata sinonimo esclusivo di mais. In particolare questa varietà autoctona viene coltivata a Mortegliano, comune situato nella pianura centrale del Friuli, che può vantare un clima ideale e terreni fertili per questo tipo di coltura. Frutto di lunghi lavori di ricerca e di un rigido regolamento di produzione, la Blave di Mortean è un mais di grande qualità che si distingue per le sue proprietà organolettiche. Cucinare la polenta con questo ingrediente sarà un piacere per tutti i sensi, soprattutto perché gli abbinamenti si sprecano: il frico, le aringhe, la salsiccia e i formaggi tipici sono solo alcuni suggerimenti. E per gli intenditori, provatela abbrustolita, tagliata a dadini e raccolta in spiedini per accompagnare delle gustose fette di prosciutto di San Daniele.

18 Novembre 2016