Palmanova, la città stellata

Storia, arte e una silhouette unica per la cittadina fortificata friulana candidata a entrare nel patrimonio Unesco

Luoghi
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Osservando dall’alto la città di Palmanova si può cogliere immediatamente la forma che la rende unica: una grande stella a nove punte, con un nucleo centrale costituito da una piazza esagonale. Proprio per questa sua caratteristica è stata ribattezzata “città stellata”.

La prima pietra fu posata il 7 ottobre del 1593, per festeggiare i ventidue anni dalla vittoria sui turchi a Lepanto. Palmanova fu concepita principalmente come fortezza difensiva della Repubblica di Venezia: le sue mura, i bastioni e la lunghezza dei lati furono determinati in base alla gittata dei cannoni del tempo da un team di architetti militari e ingegneri coordinati dal soprintendente dell’Ufficio Fortificazioni di Venezia, Giulio Savorgnan.

palmanova-1-jpgLa città fu protetta da una solida cinta muraria lunga sette chilometri, con fossati e baluardi. La sua posizione strategica, vicina ai confini dei territori asburgici, la rese una delle roccaforti più importanti a difesa dei domini della Serenissima nell’entroterra friulano. Solo dopo la caduta di Venezia, Palmanova fu conquistata prima da Napoleone e poi, dopo la sua sconfitta, passò sotto il dominio austriaco che ne mantenne il controllo fino al 1866, quando divenne parte del neonato Regno d’Italia.

Le tre porte che contraddistinguono la città portano i nomi delle località verso le quali sono rispettivamente orientate: Porta Aquileia, Porta Cividale e Porta Udine. La più antica delle tre, Porta Aquileia (1598), presenta ancora le due volute che servivano ad abbellirne una facciata altrimenti spoglia. Era presente anche un leone marciano, simbolo della Serenissima, che fu però distrutto dai francesi nel 1797. Porta Udine e Porta Cividale furono costruite tra il 1604 e il 1605. La prima conserva ancora le due ruote che servivano a muovere il ponte levatoio, la seconda due torrette di guardia, collegate da una balaustra. Sul dongione di Porta Cividale è stato allestito il Museo Storico Militare, dove sono conservati documenti, cimeli e uniformi appartenuti ai soldati di stanza a Palmanova dal 1593 alla Seconda Guerra Mondiale.

_DSC1278-jpgIl Duomo, dedicato ai patroni San Marco e Santa Giustina, ebbe una costruzione non priva di difficoltà a causa della mancanza di fondi e che si concluse, dopo oltre trent’anni, nel 1636. La facciata in pietra bianca e grigia è coronata da un maestoso frontone, nel cui oculo campeggia il leone di San Marco; all’interno, vicino all’abside, si può ammirare il capolavoro del Padovanino, La pala delle Milizie, e una piccola madonna lignea, attribuita a Domenico da Tolmezzo.

Costruita nel primo decennio del Seicento, la Chiesa di San Francesco fu trasformata dai francesi a edificio per scopi militari e, solo nel secolo scorso, nuovamente aperta al culto. Anticamente vi era annesso un convento francescano che, in seguito, fu trasformato in un “Ospitale de’ Poveri Infermi”.

Ogni anno a Palmanova, la seconda domenica di luglio, si celebra la festa del S.S Redentore che coincide con il giorno in cui Gerolamo Cappello, provveditore della città, fece innalzare il vessillo della Serenissima in piazza. Per l’occasione le strade del centro si riempiono di persone vestite con costumi dell’epoca. Sfilano dame, cavalieri, popolani che inscenano caroselli, balli e duelli. La giornata termina con la sfilata notturna la lume dei “ferali“, durante la quale il gonfalone di San Marco viene ammainato. Il primo fine settimana di settembre Palmanova ricorda la guerra tra veneziani e austriaci nella rievocazione storica “A.D. 1615. Palma alle armi”, nella quale i figuranti, in costume, ripercorrono le vicende del conflitto.

Da ricordare anche la Unesco Cities Marathon che ogni anno collega Aquileia e Cividale, città friulane già patrimonio Unesco, passando attraverso Palmanova, perla storica e architettonica probabilmente prossima a entrarvi.