San Daniele del Friuli: un borgo che profuma di storia e cultura

Centro nevralgico del Friuli collinare, la cittadina è rimasta per secoli punto di scambio e d’incontro fra culture e popoli

Luoghi
Banner-san-daniele-storia

San Daniele del Friuli, adagiata sulla sommità di un colle a ridosso del Monte di Ragogna, rappresenta una delle zone più suggestive dell’anfiteatro morenico del Tagliamento.

La sua origine viene individuata in età longobarda, quando fu coinvolta nelle lotte tra i Longobardi e i Bavari. Libero comune per diversi anni, nel 1036 fu unito dal patriarca d’Aquileia Poppone al comune di Udine. San Daniele divenne pubblico mercato nel 1139, uno dei più importanti del Friuli insieme a Cividale e Aquileia. Un mercato che acquisisce via via sempre più importanza anche per lo spirito imprenditoriale, innovativo e creativo dei suoi cittadini, eredità di una storia commerciale con radici lontane.

Dopo anni di avvicendamenti, la cittadina friulana passò, nel quindicesimo secolo, sotto il dominio veneziano insieme ad Aquileia e San Vito e, divenendo feudo patriarcale, le fu assicurata una certa autonomia e prosperità, fatto che le permise di conoscere un grande sviluppo in campo artistico, architettonico e letterario.

Un altro importante capitolo della storia di San Daniele del Friuli riguarda la presenza ebraica in città fin dal Medioevo. Da allora, infatti, vi sono tracce di piccole comunità sparse in Friuli, in particolare nei centri commerciali più importanti. Il primo insediamento stabile a San Daniele risale al 1548, anno in cui fu concessa alla prima famiglia ebraica la possibilità di aprire un banco di prestiti. A questa ne seguirono altre, cominciando così a formare il primo nucleo locale della comunità ebraica cittadina. Nel Medioevo, inoltre, si svilupparono ulteriormente le pratiche dell’allevamento e della norcineria: la carne di maiale diventa così sempre più presente nella dieta del popolo friulano.

Interna-san-daniele-storiaCon la Pace di Campoformio del 1797, la città passò sotto la dominazione austriaca che, sia pure con la parentesi del Regno Italico, si protrasse fino al 1866, quando fu annessa al Regno d’Italia. Dopo l’annessione, il prosciutto di San Daniele, fiore all’occhiello dell’economia cittadina, venne spedito ovunque nel Regno e all’estero, incrementando notevolmente la sua produzione.

Durante i due conflitti mondiali la città, teatro di cruente battaglie, così come l’intera regione, subì gravi danni. A questi si aggiunse il terribile e rovinoso terremoto del 1976: grandi furono le conseguenze al patrimonio artistico con la devastazione di chiese e di antichi palazzi di origine medievale. San Daniele fu ricostruita quasi per intero e le vecchie cicatrici sono state ingentilite da scorci affascinanti e monumenti di straordinaria bellezza.

San Daniele è oggi un borgo che affascina – oltre che per il prosciutto che vi si produce – per la sua storia e per il legame che ha saputo conservare nel tempo con le sue antiche tradizioni.