San Daniele del Friuli e l’origine del prosciutto

Il legame fra San Daniele e il suo prosciutto si perde nella notte dei tempi

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Nel 1976 la chiesa di San Daniele in Castello fu danneggiata dal terremoto che aveva colpito il Friuli. Durante i lavori di scavo per rinsaldarne le fondamenta vengono ritrovate due statuette votive di epoca celtica.

Si scopre così che sulla collina dove oggi c’è la chiesa e ciò che rimane dell’antico castello un tempo c’era, quasi 2500 anni fa, un importante centro di culto delle popolazioni gallo-carnie.
Proprio là dove c’è il belvedere da cui si può ammirare tutta la pianura sottostante e dove, durante Aria di Festa, si ascolta musica e si mangiano panini al prosciutto di San Daniele con la complicità del vento caldo dell’estate.
Ma cosa c’entra il prosciutto di San Daniele con il santuario celtico? C’entra, eccome.
Si potrebbe anzi dire che senza i Celti forse non ci sarebbe neanche il prosciutto di San Daniele: questa storia ci riporta al legame antichissimo, originario, fra questo territorio e il suo prosciutto.

Furono proprio i Celti, che si stabilirono nel territorio di San Daniele verso il 400 a.C., a introdurre il metodo della 3salatura per la conservazione delle carni. Lo storico antico Strabone ci racconta che la dieta dei Celti consisteva soprattutto ‘in carne di maiale, fresca e salata’ e un altro storico, Polibio, ci parla dello sviluppo di una fiorente attività commerciale nella Gallia Cisalpina.
La salatura, infatti, permetteva di conservare perfettamente la carne e quindi di venderla: gli antichi abitanti di San Daniele iniziarono a commerciare lungo la via romana concordiense.
Proprio al Museo Nazionale Concordiense di Portogruaro è conservata un’eccezionale testimonianza storica dell’antichità del prosciutto in questi territori: su un cippo funerario di un macellaio del II secolo sono incisi disegni che rappresentano i suoi strumenti di lavoro e un bel prosciutto. Naturalmente con lo zampino!

1 Aprile 2016