Nel cuore delle Grave del Friuli, la Casa Vinicola Antonutti

Tra i terreni sassosi di Barbeano e quelli grassi e argillosi di Clauiano incontriamo Adriana Antonutti, da trent’anni rapita dalla passione di fare vino

Luoghi
San Daniele del Friuli, 28/06/2014 - Aria di Festa - L’elogio del prosciutto - Stefano Bartezzaghi, Andrea Collavino, Masolino D’Amico, Angelo Floramo, Leonardo Manera, Antonella Sbuelz, Piero Sidoti, Gegè Telesforo - conduce Paolo Patui - Foto Luca d'Agostino/Phocus Agency © 2014

Una cinquantina di ettari, quasi cento anni di storia e quattro generazioni di dedizione al vino sono la sintesi per introdurre la Casa Vinicola Antonutti, nel cuore delle Grave del Friuli.

Una zona che copre più della metà dell’estensione viticola del Friuli Venezia Giulia, in cui i fiumi Meduna, Cellina e Tagliamento, hanno depositato enormi quantità di materiale calcareo-dolomitico trascinandolo a valle. Una zona riparata dai venti provenienti dal nord che beneficia dell’effetto del mare a pochi chilometri. Adriana Antonutti conduce l’azienda insieme al marito occupandosi delle scelte di gusto e bouquet oltre che dell’immagine della cantina. Incontrarla ci ha permesso di vivere gli aspetti quotidiani di una realtà nella quale si uniscono tradizione locale e una spiccata attitudine a far scoprire le qualità dei propri vini ovunque nel mondo.

Un marchietto rosso con la scritta “Quasi cento” ricorre frequentemente sul vostro sito internet. Quanto siete cambiati in quasi cento anni di storia?
Veramente non mi sento cambiata da quando negli anni sessanta scorrazzavo nella cantina gestita da mio padre, con la sorveglianza della nonna che mi raccontava tutti i sacrifici che il nonno aveva fatto per poterla “imbastire”. Sento che la mia eno-famiglia è sempre esistita e continuerà ad approfondire e migliorare non solo il vino ma anche la sua immagine, che viaggia di pari passo, divulgandola al meglio con passione in tutto il mondo. Non siamo cambiati e ne siamo orgogliosi, ci siamo evoluti cercando di allineare il prodotto e la proposta al cambiamento dei gusti e delle esigenze dei consumatori dei vari continenti. Con il vantaggio dell’esperienza dei nostri quasi cento anni.

2013.09.18_ANTONUTTI_estate_MG_06484Il Friuli è una terra che custodisce ecosistemi e terreni molto diversificati. Le vostre vigne sono tutte in regione ma dislocate in varie zone, con quali criteri avete scelto che terre dedicare a ciascun vitigno?
Molto semplicemente abbiamo fatto analizzare i terreni di nostra proprietà, e sommando i risultati ottenuti agli oltre cinquant’anni di esperienza trasmessaci dai nostri padri, abbiamo tratto le indicazioni per la scelta dei vigneti da piantare. Nella zona di Barbeano, in piena pianura spilimberghese, produciamo esclusivamente bianchi, per le tipiche caratteristiche dei terreni sassosi che contribuiscono ad esaltare i profumi del vino. Nei terreni di Clauiano, caratterizzati da una variabilità di tipologia perfino nello stesso appezzamento (nel quale si alternano fasce ghiaiose a terreni ricchi di scheletro) ci dedichiamo con maggior interesse ai vini rossi.

Simply Italian Great Wines U.S. Tour, Italian Wine Week, Boston Wine Expo… negli ultimi anni avete partecipato a molte fiere negli Stati Uniti. Cosa apprezzano di più i palati oltreoceano? 
Le attenzioni del mercato sono sempre rivolte prevalentemente ai vitigni a bacca bianca. Fermo restando il ruolo leader che continua a ricoprire il pinot grigio, il fenomeno interessante che stiamo notando è il crescente interesse verso i vitigni autoctoni le cui vendite, fino a poco tempo fa molto marginali, ora si stanno imponendo all’attenzione degli operatori. Tra questi la ribolla gialla, il friulano e il refosco. C’è poi il “fenomeno” prosecco, la cui richiesta sta crescendo in maniera esponenziale. In generale riteniamo che il mercato americano sia alla ricerca della tipicità nei nostri vini, vale a dire freschezza e mineralità nei vini bianchi, senza l’utilizzo di legno in affinamento, e media struttura e buona morbidezza dei tannini nei vini rossi.

Mentre se dovesse far conoscere la Casa Vinicola Antonutti a un connazionale, quale vino gli farebbe assaggiare?
Punterei a sfatare il luogo comune che il Friuli sia terra di vini bianchi e aprirei una piccola degustazione con il nostro “Poppone”, un uvaggio accattivante di merlot e pignolo, per poi stupire con un robusto “Ros di Murì”, il nostro uvaggio di cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot che ha appena conquistato il bollino rosso ai Merano Wine Awards.

Con un piatto di prosciutto di San Daniele quale dei vostri vini vorrebbe abbinare?
Vorrei mettere alla prova l’eleganza di “Ant”, il nostro metodo classico da uve chardonnay, equilibrato nel calore e nelle note acide, che servirei ben freddo. Un vino che condivide con il prosciutto di San Daniele eccellenza e origine nel territorio.