A Cormons per ricercare l’abbinamento ideale

Nella capitale del Collio incontriamo Franco Toros, meraviglioso interprete dei grandi bianchi friulani

Luoghi
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Puntare dritti alla meta. Nessuno sbandamento, nessun ripensamento. Perché nel lavoro di un grande produttore non ci sono altre strade per portare alla luce il valore della materia che la natura offre. Per farlo occorre disciplinatamente imparare dal libro della vita i passaggi, le norme, i vincoli. Rispettare il sudore della fronte e la passione. E da tutto questo nascono capolavori. Come il Friulano di Franco Toros, un vero e proprio patrimonio dell’enologia friulana, una mappa che spiega come le cose vadano fatte e quali risultati si possano ottenere.
Abbiamo incontrato Franco, figlio e nipote di maestri vignaioli e indiscusso creatore di quello che è “Il Friulano”, per parlare dei suoi vini, della sua terra, della cantina e, naturalmente, di prosciutto di San Daniele. Ma andiamo per ordine.

La domanda è di rito: da quanti anni la sua famiglia abita questa terra e si dedica alla produzione di vino?
Facendo due conti sulla mano, se non sbaglio, siamo alla quinta generazione. Forse la sesta. Effettivamente una passione di famiglia quella del vino.

Si dice che la vostra cantina originale ne abbia viste passare parecchie…
Siamo risaliti al 1648, quello dovrebbe essere l’anno della sua costruzione, quattro metri sotto terra: si, di storia e di storie ne avrebbe tante da raccontare. Il mio bisnonno la acquistò e iniziò a metterci i suoi vini tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Poi venne il turno di mio padre e adesso è custodita dalla nostra famiglia. È un luogo eccezionale e simbolico, anche perché oggi il vino ha bisogno di ben altri spazi.

La cantina attuale è dotata di tecnologie ben diverse: quando è stata costruita?
Negli anni Novanta del secolo scorso. Climatizzata, dotata della tecnologia del freddo, è popolata da inox e barrique per accogliere i nostri vini.

Si dice che sia un’accoglienza piuttosto breve: è vero che finite il vino molto presto?
Quello della scorsa annata a novembre era già finito…

A proposito di conclusioni: il 2014 se n’è andato da poco, e tutti ne dicono gran male. E voi?
Il vino si fa in campagna non in cantina! In cantina tiri fuori quello che prima hai fatto fra le vigne e per le vigne. È vero che il 2014 non è stato facile: in campagna ci siamo dovuti tornare tre volte invece di una e nei vigneti dieci volte. Ma, come dicono i soldati, la battaglia è vinta o persa alla fine, quando si depongono le armi e si contano le perdite. E le conquiste. Noi diciamo che l’anno scorso, per chi ha lavorato bene, ha dato comunque delle belle soddisfazioni.

Lavorare bene: un insegnamento fondamentale per Franco Toros.
Se vuoi avere qualità è imprescindibile. I nostri vigneti danno settanta quintali d’uva per ettaro: trenta, quaranta in meno rispetto a quello che “normalmente” fanno tante altre cantine. E poi ci vuole una cura che non mi vergogno a definire maniacale della pianta, respirarne la vita, accudirla, capirla, anticiparne i bisogni.

Per Toros il rosso è solo Merlot, perché?
Ma, insomma, dai: questa è una terra di bianchi! Non ci sono altre risposte.

E allora parliamone. Partiamo dalla Ribolla.
Non mi dice molto, sono sincero. È un vino semplice, senza una grande struttura. Sembra più una moda che una cosa seria.

D’accordo. Allora il Pinot Bianco…
È il nostro cavallo di battaglia. Assieme al Pinot Grigio che è un altro grande vino, complesso, articolato, che sta bene assieme agli altri vitigni internazionali Sauvignon e Chardonnay.

E poi quel capolavoro che si chiama Friulano. Con questi assi vi presentate ad un pubblico vastissimo, e questo come risponde?
Abbiamo scelto di puntare alla parte alta del mercato, in tutto il mondo, dall’America al Giappone. In basso ci sta chi vuole combattere sul prezzo: noi preferiamo confrontarci sulla qualità. E ci piace fare bene il nostro lavoro: è per questo che siamo soci dell’Enoteca di Cormons, dove si concentrano buona parte delle eccellenze del Collio.

A questo punto le faccio una domanda che riguarda il prodotto DOP più celebrato del Friuli Venezia Giulia: il prosciutto di San Daniele. A quale dei suoi vini lo vedrebbe meglio abbinato?
Parto da una considerazione che voglio verificare: mi dicono che un buon Traminer possa diventare un compagno ideale per il prosciutto crudo. È un’esperienza che voglio sperimentare. Per quanto riguarda i miei vini credo si possano fare due scelte: da una parte il Friulano e dall’altra il Pinot Bianco. I commenti li lascio a chi farà la prova.