Nelle Grave del Friuli per leggere l’eleganza dei vini Le Monde

Per Alex Maccan, patron dell’azienda, è perfetta la sapidità del Friulano per esaltare il gusto del prosciutto di San Daniele

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Che cosa fa del vino qualcosa di eccezionale? Lo stupore. Quello che si prova assaggiandolo, percependo la storia che ad ogni sorso sa raccontare, la sorpresa di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo in ogni annata, in ogni varietà, in ciascun territorio che lo genera. E così ci si ritrova scoprendo i vini di Le Monde, azienda di tradizione gestita dalla famiglia Maccan che ha deciso di portare avanti un patrimonio vinicolo consolidato da quarant’anni.

le-monde-interno“Il nostro progetto parte nel 2008, quando abbiamo rilevato la proprietà sulla quale insistono questi vigneti da oltre quarant’anni, nell’estremo lembo occidentale delle Grave del Friuli.” Racconta Alex Maccan. “A dire il vero le origini di questo insediamento risalgono addirittura al 1700: qui c’era una casa colonica storica che abbiamo ristrutturato ponendola al centro della nostra attività”

Insediamenti storici e mentalità moderna, vero?
Sì. Abbiamo operato una ristrutturazione rispettosa del passato, proiettandola verso il futuro, con una forte attenzione alla sostenibilità: ad esempio il 70% del fabbisogno energetico dell’azienda è soddisfatto dai nostri impianti fotovoltaici. Abbiamo inoltre impostato un regime biologico molto rigoroso: non abbiamo ancora intenzione di procedere alla conversione, oggi in troppi lo stanno facendo e quasi ci sembra una moda. Per questo aspetteremo ancora un po’. Ma il biologico è uno dei nostri punti distintivi”.

Anche per quanto riguarda le tecnologie?
Certo, consapevoli che la tecnologia può aiutare le sorti di un’annata, non modificarla. La nostra filosofia è di disturbare il meno possibile la naturalità delle cose. Buona parte delle nostre vigne dona i suoi frutti da decine di anni. Serve delicatezza per lavorarle, comprenderne i bisogni. Il risultato si sente: i nostri vini acquistano eleganza anche da questo.

Naturalità anche per l’imbottigliamento?
Lo facciamo per gravità: nessuna forzatura. La macchina imbottigliatrice sta nel sottosuolo, sotto la cantina, per cui il vino scende naturalmente. Anche la filtrazione è quasi naturale. Per il lavaggio delle bottiglie, dopo averle passate in azoto per eliminare qualsiasi carica batterica, utilizziamo solo il vino, non l’acqua: in pratica le avviniamo prima dell’imbottigliamento.

Cinquanta ettari di vigneti che presto saranno sessanta: vini bianchi e rossi fra i quali spiccano gli autoctoni.
Siamo convinti, e il mercato ci sta dando ragione, che oggi si debba dare molta importanza alle risorse del territorio. A livello internazionale si sta affermando il desiderio di conoscere i territori partendo dalle loro espressioni più peculiari. E per noi è un grande vantaggio: il Refosco dal Peduncolo Rosso, pur nella sua caparbietà, è un vino che suscita grande interesse.

Allora parliamo di Inaco?
È la nostra riserva: un Refosco dal Peduncolo Rosso in purezza di cui produciamo 4000 bottiglie, ottenuto per selezione massale dai vigneti più vecchi, con una parte delle uve colte a fine settembre e una parte in sovramaturazione a metà ottobre. Poi il vino fermenta in tini di legno prima di essere messo in tonneau e barrique francesi. In seguito ad una successiva maturazione di almeno un anno in acciaio è lasciato riposare altri dodici mesi in bottiglia: non esce prima del quarto anno di maturazione.

Calma, attenzione, cura: questo è il metodo Le Monde?
Sì e funziona. Faccio l’esempio del nostro Sauvignon: ha una parte vegetale, quella data dai vigneti nuovi, molto contenuta, per questo è equilibrato e lascia spiccare maggiormente la parte più aromatica della frutta. Sul mercato statunitense questo ci è valsa l’attenzione degli importatori che sono rimasti stupiti dalle sue qualità.

Un equilibrio dato anche dai terreni e dal clima?
Pur avendo la denominazione Grave i nostri vigneti non stanno sul classico terreno sassoso: calcare e argilla sono preponderanti e questo, unito alla stabilità del clima, senza sbalzi termici importanti, conferisce ai vini eleganza e sapidità molto minerale, rendendoli freschi e bevibili.

Tre esempi per tre vitigni autoctoni e di punta di Le Monde.
La Ribolla Gialla: fresca e bevibile, vinificata con metodo tradizionale, un vino da tutti i giorni. Il Friulano che in questi anni ha dato risposte eccezionali grazie ai nostri vigneti vecchi, per vini che qualcuno ha definito spettacolari. E poi il Pinot Bianco, fonte di grande appagamento: è stato il primo vino delle Grave a ricevere i tre bicchieri del Gambero Rosso, mentre & Friends l’ha definito il miglior vino del Friuli 2014.

Con quale dei suoi vini vedrebbe idealmente abbinato un piatto di prosciutto di San Daniele?
Sicuramente con il Friulano: per la sua struttura, perché rilascia freschezza e sapidità che sanno valorizzare le note più caratteristiche del prosciutto, la qualità della sua marezzatura, il dolce della parte grassa.