San Daniele e affettatrice classica, quasi inseparabili

Basta vedere un'affettatrice in bella mostra, quando entriamo in un locale, per avere la sensazione che in quel posto staremo bene

Cucina
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Fette morbide, profumate e sottilissime. Per molti è questo il segreto per degustare il prosciutto di San Daniele, una preparazione che trova nel taglio a macchina la sua perfetta modalità. Anche se non mancano i cultori del taglio al coltello, nell’immaginario collettivo italiano, prosciutto e affettatrice viaggiano quasi sempre a braccetto.

In passato colui che tagliava i salumi al coltello era una figura di grande prestigio, quasi alla pari del curato o del maresciallo dei carabinieri locale. Perfino Luigi XVIII di Francia era particolarmente orgoglioso della sua capacità di affettare a mano il prosciutto in fette sottilissime. Egli raccontava che nei lunghi anni di attesa prima di salire al trono, tagliare il prosciutto “al coltello”, come si direbbe oggi, era il suo passatempo preferito. In epoca moderna il culto del prosciutto e dell’arte di affettarlo è rimasto ed ha come oggetto simbolo l’affettatrice, venerata e collezionata per la sua imponenza, le sue forme morbide e la storia che porta con sé.

La prima affettatrice fa la sua comparsa alla fine dell’Ottocento grazie alla geniale intuizione del macellaio olandese Wilhelm Van Berkel, che realizza uno strumento in grado di offrire ai suoi clienti carni dal taglio più regolare e uniforme. Nasce così la prima Berkel, marchio che ancora oggi rappresenta l’arte di affettare e che viene esposta nei locali, nelle salumerie e nei ristoranti come un totem all’arte del gusto.

Se il primo modello di affettatrice utilizzava una grande lama circolare, azionata da un volano che veniva fatto ruotare manualmente, oggi esistono numerosissime varianti in grado di soddisfare ogni esigenza. Che si tratti di Berkel, La Felsinea, GSM, Fimar, Tre Spade o di un altro produttore, sempre determinanti sono la sicurezza, l’affidabilità e la resa delegate a un motore prestante e silenzioso e a una lama capace di ruotare con assoluta precisione, mantenendo inalterata la filatura anche dopo aver affrontato ore e ore di preziosa materia culinaria. Ma per chi della cucina fa una religione, inutile negarlo: l’unica affettatrice resta quella che lascia adagiarsi sul piatto una foglia leggera di San Daniele, mentre la mano delicatamente fa roteare il volano fiorato. C’è del gusto in cucina e inizia da una fetta di prosciutto tagliata come si deve. Scopri come conservare al meglio il prosciutto di San Daniele.